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Le elezioni del 12 aprile hanno sancito la fine di 16 anni di governo di Viktor Orban in Ungheria e la vittoria di Peter Magyar, che prenderà la guida del Paese forte di una "supermaggioranza" dei due terzi dei seggi nel Parlamento. Si tratta di un cambiamento che avrà non solo impatti profondi a Budapest, ma che potrebbe cambiare anche alcune dinamiche all'interno dell'Unione europea. A uscire di scena, dopo le elezioni di domenica, è Viktor Orban. Nato il 31 maggio 1963 a Szekesfehervar, in una famiglia modesta, studia giurisprudenza durante l'ultima fase del dominio dell'Urss sui Paesi dell'Est Europa. Negli anni Novanta prende la guida del partito Fidesz e ottiene una prima vittoria elettorale nel 1998, quando diventa primo ministro fino al 2000. Il vero successo politico arriverà però un decennio dopo: nel 2010 infatti ottiene una amplissima maggioranza e ritorna al potere, costruendo quello che lui stesso ha definito uno "Stato illiberale". Leggi anche: Chi è il vincitore Peter Magyar che ha battuto Viktor Orban Negli anni i rapporti tra il governo ungherese e l'Unione europea - di cui Budapest fa parte dal 2004 - sono diventati via via più tesi. Celebre è diventato un siparietto occorso nel 2015 a Riga, quando l'allora presidente della Commissione Ue Jean-Claude Juncker lo accolse salutandolo davanti alle telecamere con un eloquente "Hello, dictator!", "Ciao, dittatore". La situazione degenera nel 2021, quando il suo Fidesz lascia i Popolari europei, e ulteriormente nel 2022 quando rimane vicino a Vladimir Putin anche dopo l'invasione dell'Ucraina. Negli ultimi anni è stato anche uno degli alleati europei più espliciti di Donald Trump, e una spina nel fianco per molte delle decisioni europee. La presidente della Commissione Ursula von der Leyen, principale obiettivo del premier ungherese uscente in campagna elettorale insieme a Volodymyr Zelensky, ha festeggiato su X la caduta di Orban la notte delle elezioni: "Stasera il cuore dell'Europa batte più forte in Ungheria". Del resto i veti di Budapest, negli ultimi mesi, erano accresciuti in numero ed importanza, raggiungendo l'apice nel "no" al prestito da 90 miliardi per l'Ucraina nonostante lo stesso Orban lo avesse concordato nel Consiglio europeo di dicembre. E la pazienza dei leader europei stava raggiungendo un punto di non ritorno, ma adesso che la guida dell'Ungheria è cambiata anche lo stesso panorama dell'Ue può modificarsi. A cambiare subito a Bruxelles dovrebbe essere proprio la situazione del prestito da 90 miliardi di euro per l'Ucraina, rimasto ostaggio del veto di Budapest. Magyar - che rimane comunque non convinto del sostegno all'Ucraina - sembra intenzionato a sbloccare rapidamente il pacchetto per guadagnare credito a Bruxelles. "L'Ungheria ha ottenuto un opt-out" sul prestito europeo da 90 miliardi di euro a Kiev, "8 partner dell'Ue lo hanno accettato e dicendo questo penso di aver risposto", ha spiegato lo stesso Magyar in conferenza stampa. Se il via libera al prestito appare scontato, molto meno lo è l'ok di Budapest all'ingresso rapido dell'Ucraina nell'Unione europea. Viktor Orban aveva bloccato ogni passo in avanti in questa direzione, mentre il nuovo leader appare più propenso a dare il via libera ad aprire i negoziati sui capitoli che Bruxelles ritiene siano pronti da affrontare. In ogni caso Magyar aveva promesso che si sarebbe tenuto un referendum sull'eventuale adesione di Kiev all'Ue, dunque il percorso non sembra essere particolarmente in discesa. Quello che appare evidente è un rinnovato interesse di Budapest alla collaborazione con Bruxelles. Tra le prime cose dette da Peter Magyar dopo la vittoria c'è la rivendicazione che "gli ungheresi hanno detto sì all'Europa". L'obiettivo del nuovo leader magiaro è ottenere lo sblocco dei fondi europei congelati, pari a circa 18 miliardi di euro, finora fermi per preoccupazioni sullo stato di diritto, la corruzione e i diritti civili. Il nuovo governo avrà tempo fino alla fine di agosto per avviare riforme e cercare di recuperare almeno 10 miliardi del piano nazionale di ripresa e resilienza. A migliorare potrebbe essere anche il clima politico generale a Bruxelles, e la Commissione guidata da Ursula von der Leyen ha mostrato disponibilità a collaborare rapidamente con le nuove autorità ungheresi. Pur senza rivoluzionare il quadro attuale o rimuovere le divergenze esistenti tra gli Stati membri, la nuova guida di Budapest potrebbe favorire anche il percorso di eventuali riforme strutturali, in particolare il superamento del vincolo dell'unanimità su alcune decisioni chiave per l'Unione. Infine, la vittoria di Magyar e l'uscita di scena di Orban privano la Russia di un Paese politicamente vicino all'interno dell'Unione. La reazione di Mosca non è stata positiva: "Questo non farà altro che accelerare il collasso dell'Ue, verificate se ho ragione tra 4 mesi", ha detto Kirill Dmitriev, amministratore delegato del Fondo russo per gli investimenti diretti e inviato di Putin a Washington. Mentre il portavoce del Cremlino, Dmitry Peskov, ha detto che la Russia non si congratulerà con il vincitore delle elezioni ungheresi, Peter Magyar, perché l'Ungheria è "un Paese non amico che sostiene le sanzioni" contro Mosca. E anche il nuovo leader di Budapest ha certificato il cambio di orientamento: "Non chiamerò Vladimir Putin. Spero che sia costretto a mettere fine alla guerra in Ucraina. Tutti sanno" che Kiev "è la vittima di questo conflitto", ha sentenziato.Introduzione
Quello che devi sapere
I 16 anni al potere di Viktor Orban
I rapporti con l'Unione europea
Il veto sul prestito all'Ucraina
Cosa cambia adesso in Europa
Il tema dei rapporti con l'Ucraina
La posizione dell'Ungheria nell'Ue
Il clima politico a Bruxelles
I rapporti con la Russia
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